| Isabella e l'ombra (A. Tabucchi) Aprile2003 Cera una volta una bambina che si chiamava Isabella. E questa Isabella pensava per colori. In famiglia nessuno se ne era accorto, e naturalmente neppure lei, perché a Isabella pensare per colori sembrava normale. Quando Isabella fu in età di andare a scuola, se ne accorse la maestra, che dopo averle insegnato a leggere e a scrivere cominciò a farle fare i pensierini, che è quella cosa che ci fanno fare a scuola da piccoli per imparare a ragionare sulle cose. Il primo pensierino era: la mia cara nonna, da eseguire in 3 pensierini 3. La maestra passò a ritirare i fogli dei bambini e quale fu la sua sorpresa quando lesse il compito di Isabella. Sotto la parola Nonnetta si vedeva una macchiolina chiara che pareva una nuvola librata in una striscia di azzurro che sfumava in una macchia di indaco che arrivava fino al centro del foglio. Il tutto, fatto con le matite a pastello. La maestra chiamò Isabella alla cattedra. Non capisco il tuo pensierino, disse. Isabella la guardò con gli occhi sgranati: davvero non si capacitava come la maestra, che era maestra, non sapesse leggere il pensierino, anzi, i tre pensierini. Spiegamelo, disse la maestra. Isabella puntò il dito sulla nuvoletta bianca: la mia nonna mi racconta sempre una bella favola, disse però è distratta e si confonde e ha sempre la testa tra le nuvole. Poi il suo piccolo dito scese sullazzurrino. Però quello che conta è la sua voce, che a me mi piace tanto. Non si dice a me mi piace, la corresse la maestra. Isabella continuò imperterrita. E mentre la sua voce racconta a me mi pare di sentire la musica del violoncello che studia Michele Scortezzolari, che abita nella casa di fronte alla mia, e così mi addormento, ora hai capito?. La maestra si allentò il foulard perché cominciò a sentire caldo. Un pochino, disse, e dunque questo colore sarebbe il suono del violino di Michele Scortezzolari?. Isabella si risentì. Il suono del violoncello non è blu disse piccata e indaco, non hai mai sentito un violoncello? Il blu è il suono del violino, è chiaro chiaro, non aiuta a addormentarsi, semmai ti tiene sveglia, è un po elettrico. Isabella girò sui tacchi e se ne tornò al suo banco con aria offesa. La settimana dopo la maestra dette un altro pensierino: La mia migliore amica. Sul foglio di Isabella cera scritto: Giuseppina Scortezzolari, e si vedeva una macchia rosa che si perdeva in un giallo intenso che sfumava nel grigio. La maestra la chiamò alla cattedra e le disse: traduci. Isabella puntò il dito sul rosa e disse con serietà Giuseppina è la mia migliore amica e come si vede è un po grassottella. Poi scese con il dito . E quando gioco con lei è davvero la felicità. Scese ancora nel foglio. Però i suoi hanno cambiato casa, abitano a Greve in Chianti e non la vedo quasi più. La maestra annuì: Capisco, il colore grigio è perché sei triste, il grigio è la tristezza. Isabella si risentì. Macché, è la noia, io senza la Giuseppina mi annoio. La maestra si allargò il foulard. Daccordo, mormorò, ma perché mai la felicità sarebbe gialla?. Isabella fece unaria di commiserazione. Questo non è un giallo semplice, è un giallo oro, di gialli ce ne sono tanti, il giallo limone è unallegria così cosà, il giallo cadmio è quando hai voglia di saltellare, il giallo oro è quando sei proprio contenta, e questo è un giallo oro, non lo vedi?. La maestra convocò i genitori di Isabella. La vostra bambina pensa per colori, disse. I genitori di Isabella la guardarono esterrefatti. Sarebbe?. La maestra era una vecchia maestra, e di queste cose se ne intendeva. Il pensiero non ha forma quando è nella testa, disse, è una cosa così, astratta, è solo sostanza, e per esprimersi ha bisogno di una forma. Isabella i suoi pensieri li esprime con i colori e da grande sarà pittrice, non cè niente da fare. I genitori la guardarono con diffidenza. In vita mia di bambini ne ho visti tanti, li rassicurò la maestra dallalba si vede il buongiorno, credete a me, una volta, anni fa, avevo uno scolaro che ora è un uomo importantissimo, e dopo la lezione di scienze detti questo pensierino: Le vipere. Volete sapere cosa scrisse?. I genitori di Isabella fecero segno di sì con la testa. Scrisse: le vipere sono animali molto utili alluomo, perché da esse si estrae il siero per curare il morso delle vipere. I genitori di Isabella si convinsero e tornarono a casa ad aspettare il giorno in cui Isabella sarebbe diventata pittrice. *** E un bel giorno, quando fu grande, Isabella diventò pittrice. E quel
giorno fece un fagottino con una larga pezzuola a quadri, ci mise dentro i suoi
colori, i pennelli, delle tele ripiegate per bene affinché prendessero
poco spazio, una schiacciata, delle pere, un temperino per sbucciarle, e annunciò
alla famiglia che doveva partire perché aveva bisogno di trovare un posto
adatto per fare la pittrice. |